Sliding doors

È vero, la storia si ripete. Lo sport non fa eccezione. Ci sono giornate in cui porte ormai chiuse sembrano riaprirsi e storie apparentemente separate sembrano incrociarsi. Oggi è una di quelle giornate.

Seconda domenica di settembre del 2006. Autodromo di Monza.
Una marea rossa invade la pista, sotto il podio, su cui svetta, per la novantesima e penultima volta, Michael Schumacher, che domina la gara da quasi sfavorito.
Le bandiere sopra al podio sono quella tedesca per Schumi, quella finlandese per Räikkonen, quella polacca per Kubica. Il passato, il presente ed il (non più possibile) futuro della Ferrari.
In onore al pilota ed alla macchina vincenti quel giorno, come prevede il cerimoniale, suonano in successione l’inno tedesco e quello italiano. Franz Josef Haydn e Michele Novaro. Con il Fenomeno a fare, bontà sua, da “direttore”.
Sarebbe stata la penultima volta. L’ultima sarebbe stata qualche settimana dopo, a Shanghai, che avrebbe riportato (invano) in lotta per il titolo il Kaiser di Kerpen.
Correva in BMW, nelle prove libere, un giovanotto di 19 anni, biondo, tedesco. Nonostante fosse giovanissimo, già impressionava per velocità e concretezza. Molti avrebbero scommesso su un futuro radioso per quel ragazzo.

Terza domenica di settembre 2008. Il luogo è lo stesso. La Formula 1 è orfana da due anni del suo pilota più vincente. In quella occasione, però, una luce squarcia il cielo nuvoloso sopra Monza: un biondo e commosso giovanotto di poco più di 21 anni (sì, proprio quello della BMW) ha dominato la gara, alla maniera dei più grandi, sotto la pioggia e con quella che fino a poco tempo prima si chiamava Minardi (storica Cenerentola del Circus) e che ora, sotto un colosso dei beveroni energetici, assume il nome tradotto letteralmente di Toro Rosso.
Sul podio s’incrociano, come due anni prima, Haydn e Novaro. Ma stavolta il “direttore” è diverso. Ora nessuno aveva più dubbi: il futuro della Formula 1 è di quel ragazzo. E, chissà, forse anche nella Rossa…

Arriviamo ad oggi. Il luogo è diverso, siamo in Malesia, a Sepang, dall’altra parte del mondo. Sette anni (poco meno) e quattro titoli mondiali dopo, quel tedesco, Sebastian Vettel, domina il Gran Premio della Malesia. Lo fa senza fare errori e contro tutti i pronostici, che vedevano la Mercedes dominante. Lo fa alla Schumacher. Lo fa con la Rossa.

E come nove anni prima, un altro “direttore” tedesco dirige la sua orchestra registrata, nell’ennesimo incontro tra Haydn e Novaro.

Coppa d’Africa 2015. Finale.

22 rigori. 11 a testa.
La Costa d’Avorio ha sbagliato i primi due (una traversa e un tiro fuori non di poco) mentre il Ghana li ha segnati.
2-0. A quel punto uno pensa di aver perso. E invece dopo 10 rigori erano 3 pari con due errori per parte. Una parata spettacolare del portiere della Costa d’Avorio e un brutto errore di un calciatore ghanese.
Da quel momento se uno avesse segnato e l’altro avesse sbagliato la partita sarebbe finita. Così come al contrario. Testa a testa.
Tensione incredibile, calciatori che si appellano al loro dio, molti di loro non riescono a guardare. Gervinho, fuoriclasse ivoriano che ha giocato per tutti i 120 minuti precedenti, è seduto su una sedia di plastica dietro alla panchina. Non ha visto niente. Non ha voluto vedere niente.
I successivi rigori sono qualcosa di durissimo dal punto di vista psicologico per i calciatori e per i portieri.
Eppure 10 rigori dopo siamo 8 a 8. Tutti tiri potentissimi. Tutti a segno. Anche da parte di calciatori non specialisti del calcio di rigore.
Poi sono andati i portieri. A quel punto pensi che vada come vada: quando mai un portiere viene chiamato per tirare un rigore, normalmente? Mai.
Prima quello del Ghana. Tiro a destra. Parato. Poi il portiere della Costa d’Avorio. Tiro sempre a destra. Gol. Fine della storia. 9-8.

È festa a Montecarlo oggi. Anche oggi.

Il sole ormai è tramontato dietro le montagne.

Sono calate le luci naturali, lasciando man mano spazio alle luci artificiali.
In Avenue de Monte-Carlo l’atmosfera è particolare: il porto è illuminato, quasi a giorno; a lato della strada, in salita, ci sono dei alberi di Natale illuminati, sembra che effettivamente ci sia festa. La cosa strana è che il traffico è nullo o quasi: qui l’ultima (o la penultima) domenica di maggio sfrecciano le monoposto di Formula 1.
Basta spostarsi più in su, nella salita, per capire che sta succedendo.

La piazza del Casinò più famoso del mondo è piena di gente, come nel weekend della Formula 1. Al centro, però, c’è una rampa. Tra pochi minuti altri “prototipi” sfileranno, a velocità più bassa.

È festa a Montecarlo oggi. Anche oggi.
Buon rally a tutti.

Jens Voigt, più forte del tempo

Si riscrive la storia del ciclismo nel Velodromo di Grenchen, Svizzera.
Nell’ultima competizione della sua lunga carriera da professionista, Jens Voigt, 43 anni e un giorno da Grevesmühlen, ex Germania Est, ha battuto il record dell’ora detenuto dal ceco Ondřej Sosenka (che resisteva dal 2005) percorrendo 51,115 km nei canonici 60 minuti.
1415 metri meglio di Sosenka (che fece 49,700 km), solo 36 in meno del “51,151” (non più omologato, ma rimasto indelebile nella memoria degli appassionati) di Francesco Moser stabilito a Città Del Messico nel 1984.

Già dall’inizio dei 60 minuti Voigt aveva imposto a sé stesso un ritmo molto sostenuto, guadagnando circa un secondo al chilometro rispetto ai riferimenti cronometrici parziali di Sosenka. Caratteristica, questa, tipica del tedesco, che spesso dà molto più di quello che dovrebbe, cosa che in questo genere di competizione si potrebbe rivelare controproducente.
Questo non è stato il caso. La performance non ha avuto alcun intoppo, salvo alcuni sbandamenti da parte di Voigt (non abituato alla pista, dopo 17 anni di professionismo su strada) ed una piccola sistemata al body dopo 26,3 chilometri.

Ad un quarto d’ora dalla fine, nonostante girasse a circa 50,600 km/h di media (quindi ampiamente sopra il record di 49,700 di Sosenka) ha rilanciato l’azione più volte, facendo salire la media fino all’incredibile valore finale di 51,115 km.

Nei 17 anni di carriera (è professionista dal 1997) ha ottenuto 66 vittorie, tra cui 2 vittorie al Tour de France ed una al Giro d’Italia. Detiene inoltre il record di partecipazioni al Tour de France, con ben 17 partenze.
In molti si aspettavano che il record sarebbe caduto, anche grazie alla differenza tra i mezzi usati da Sosenka (bici fa strada) e Voigt (bici da cronometro riadattata alla pista), nettamente a favore del tedesco. Tuttavia si deve anche considerare che il ceco era un cronoman mentre Jens non ha mai ottenuto grandi risultati nelle corse contro il tempo.

Dal punto di vista tecnico, il mezzo con cui ha ottenuto il record è stato messo a disposizione dalla Trek (che è anche la squadra ciclistica dove ora milita) ed è una bicicletta da cronometro con telaio in fibra di carbonio adattata alla pista (ruote lenticolari con motivo in stile “quadrante di orologio”, un solo rapporto con rapporto corona-pignone di 55-14 per ridurre la frequenza di pedalata e quindi il rischio di formazione di acido lattico). Il risultato di queste modifiche, che comprendono anche l’eliminazione dei freni, è un “gioiellino” di poco più di 7 kg di peso.

Menzione d’onore anche per Eurosport International, che ha trasmesso l’impresa di Voigt (unica tv a farlo, almeno per l’Italia) con speciali sul record e sulla sua storia trasmessi per tutto il giorno sino alla diretta integrale.

Il record di Jens Voigt alza il sipario su una competizione che pareva quasi dimenticata e può essere uno stimolo per altri ciclisti che da tempo desiderano battere questo record, come Cancellara ed il Campione del Mondo a cronometro Tony Martin.

Ma nel frattempo è Voigt che ha scritto il suo nome nella storia del ciclismo.

Come spesso dice, “Shut up legs!” Anzi, “shut up hour!”. Danke, Jens.

Random Access Memories

Prendiamo il duo di musica elettronica più famoso al mondo, uniamo un producer e musicista altoatesino, un paio di cantanti (uno rock e uno r&b/rap), un chitarrista “Chic” e altri quattro dj e producers. Ah, sì, anche un gioco di parole informatico.
Cosa può venire fuori da questa ricetta? Nulla di buono, sembra. Appunto, sembra.
I componenti del team sono infatti i due “robot” Thomas Bangalter e Manuel Guy De Homem-Christo (meglio conosciuti come Daft Punk), accompagnati da:

Partiamo dal gioco da parole: “Random Access Memories”, “ricordi ad accesso casuale”, titolo del nuovo album del Daft Punk. Il gioco di parole sta nel fatto che si riprende nel titolo l’estensione dell’acronimo RAM (“memoria ad accesso causale”, o se vogliamo, “random-access memory”), quel tipo di memoria di cui ogni possessore di computer dovrebbe sapere l’esistenza.
Ma il gioco non si limita all’uso del plurale al posto del singolare: già da tempo i Daft Punk hanno usato, nei loro album, alcuni termini e temi riguardanti l’informatica e la tecnologia in genere.
Qui però si gioca, se vogliamo, anche sulla parola “memories”, ossia ‘ricordi’. Ma perché ricordi?
I due robot qui sorprendono ancora: il primo singolo lanciato, ossia “Get Lucky”, è stato fatto, oltre che con Pharrell, in collaborazione con Nile Rodgers, chitarrista dei “Chic”, gruppo che ha fatto ballare una generazione nelle discoteche degli anni ’70. Il risultato di questa collaborazione è un ritorno alla disco music, una sorta di “rimembranza” di questo genere sicuramente da apprezzare nel tempo della musica totalmente digitale e computerizzata.

Che dire di più? Il 21 maggio esce l’album. E, anche stavolta, i robot faranno storia.

Contrassegnato da tag

World Dirt Mapping Contest 2012

Partecipo al WDMC 2012 con alcune piste fatte da me. A breve pubblicherò le piste anche qui.

Ulteriori info su http://www.letspeakdirt.com/.

A presto!!

Finalmente un nuovo blog

Salve a tutti!

Ora sono su un nuovo blog, firmato WordPress.

Il precedente, http://vestksh93.spaces.live.com, mi ha fatto la bella sorpresa di non funzionare più, non so nemmeno io perché.

Quindi ora sono qui.

Ancora grazie e a risentirci.

Ciao mondo!!

Welcome to WordPress.com. After you read this, you should delete and write your own post, with a new title above. Or hit Add New on the left (of the admin dashboard) to start a fresh post.

Here are some suggestions for your first post.

  1. You can find new ideas for what to blog about by reading the Daily Post.
  2. Add PressThis to your browser. It creates a new blog post for you about any interesting  page you read on the web.
  3. Make some changes to this page, and then hit preview on the right. You can always preview any post or edit it before you share it to the world.
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.